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Se chiedi a una donna di descriverti il suo uomo ideale, devi avere molto moltissimo tempo a disposizione.

Se la stessa domanda la poni a un uomo la risposta è davvero essenziale.

LA MOGLIE DEL MASCHIO ALFA


Sta a casa.

Lei è una di quelle con i capelli perfetti, con i marmocchi perfetti, con le scarpe perfette (e non pensate che parli di tacchi, stiletti e affini, che la gucci-ballera, quella due cm sotto il livello del mare, è il must-have fronte scuola per le un-working moms della stagione) e – di solito – un grosso suv in mezzo ai coglioni e alla strada.

Stando a casa, e avendo chi sta a casa a far le cose di casa al posto suo, la moglie del maschio alfa, ha un sacchissimo di tempo libero, che quasi sempre occupa trasferendosi da un centro fitness ad uno estetico fino a quello acquisti a bordo del suo onnipresente catamarano urbano.

Quando non è in palestra, è dall’estetista. Quando non è dall’estetista è a fare shopping. Quando non è a fare shopping è in pasticceria. E qui viene il bello! Perché, caro il mio reader,  da come arriva in pasticceria, tu, che stai bevendo il tuo ristretto al banco mentre controlli la posta e leggi il giornale, sai già dove andrà a parare: quando l’alfa moglie arriva in pantacollant e adidas, finisce a far pesi o un po’ di running,  ma se compare tirata a lucido più del di lei supersuv, sai già che sta andando a uomini.

sì. a uomini. esatto. Perché l’alfa moglie, per quanto agiata, fanta-fica e psuedo-ilare ti possa apparire, dentro al nucleo soffre, tristeggia e illanguidisce. Questo dentro, perché fuori, no: fuori tromba.

L’amante dell’Alfa moglie abita lontano, ma non troppo: diciamo ad una distanza tra i 30 e gli 80/90 km dal nido. Raggiungibile in massimo un’ora di autostrada.

Ma questa storia la racconterò un’altra volta.

See you!

ARREDARE IL PRIVÈ. (LINGERIE E AFFINI)


Wum ha una passione.
(ok più d’una. Ma questa è una di quelle che durano, visto che ce l’ha da un pezzo).
…ed e’ una passione più forte di quella per la trilogia del Borsage(Hermes, Prada, Balenciaga) più intensa della maniacale ricerca di nuove Loubutin e Casadei. E visto che il titolo del post la dice lunga, direi che non stiamo parlando nemmeno di quella per il bricoLading.
Quand’era piccola, tenera e Wummina, Lei accompagnava la sua bellerrima genitrice a comprare la biancheria. E – tenendo conto che parliamo del primo dopoguerra- secondo la mamma di Wum c’era una e una sola Maison a cui rivolgersi per arredare il privè.
“O La Perla o niente”.
Diceva la Regina Madre… E Wummina guardava con gli occhioni sognanti gli splendidi pizzi ecru dei reggiseni materni, sognando di avere un giorno non solo dei copri-corbezzoli così, ma anche delle cose da metterci dentro, e i riflessi della seta beige delle culottes e dei reggicalze (pensando, ingenua- “ma non lo sai che hanno inventato i collant??”).
Con la crescita di  Wummina, arrivarono due super- wum-pumpkins e con loro il primo reggi: era un playtex, uno di quelli da Pin up americana anni 50, era bianco, era fastidioso da morire e le faceva le tette a punta come quelle di Madonna.
Una volta stampata la prima Herzigova sulle millemila copie del calendario Pirelli, spuntò il push up.
Passarono gli anni, Wum uscì lentamente e faticosamente dall’adolescenza e dopo una breve parentesi nelle maxi taglie (una volta Wincinta, Lei non portava reggiseni, ma s’infilava direttamente un paracadute tra un’ascella e l’altra), e poi arrivarono i franchising della Mutanda.
I nuovi panties stores invasero progressivamente le aree pedonali di buona parte delle nostre città e resero la lingerie accessibile al grande (non ancora sovra o sotto ma mai normo peso) pubblico Italiano.
Nel diventare accessibile, si scoprirono anche un sacco di tonalità nuove tra il grigio intimissimi, il fu-rosa tezenis e il famoso ex-bianco Diesel (ottenuto con uno -max due- lavaggi delicati a 40 gradi!) Ma. con qualche eccezione per la corsetteria hot di D&G, LAPERLA restava leader incontrastata nei cassetti di Wum.
Quando poi LAPERLA diventò suddendly proprietà d’un fondo americano e dal bel cortile di Via del Fonditore 12 sparirono le punto, Wum-patriottica ci rimase male. E iniziò a cercare qualche altro maestro a cui affidare le proprie fierezze (“vergogne” non ci piace e non ci piacerà mai).
Trovò la francese Princesse Tam Tam, che provò rispondendo ad un reflusso di diciassettitudine incalzante, sbirciò in rete i segreti statunitensi di Victoria (pensando che poteva tenerseli) e poi. Un bel giorno. Trovò un’altra casa.
Tutta italiana. Sexy al limite del porno. Pensò che in effetti non aveva un fidanzato davanti al quale ballare la danza dei pochi veli (e niente peli). Decise che sarebbe stato comunque il caso di essere pronta nel caso il fato ne avesse mandato uno dal cielo.
E ordinò on line.
Il primo tentativo fu rivolto ad un bikini. Anzi. Ad un MINI BIKINI. Scelse un pantaloncino  mimetico(Wumma-Be-Lara-Kroft) con reggi coordinato. E un altro set tutto d’oro in perfetto stile principessa LeyLaDa (o le piacerebbe).
Ma sbagliando (in un impeto di ingiustificato ottimismo) le taglie, non riuscì mai a mettere le parti sopra dei due pezzi la cui stoffa totale non sarebbe bastata a farne uno. Piccolo.
Poi.
Un giorno aprendo una newsletter, incontrò  Sarah.  E pensò:WOW. Dopo Sarah, trovò  Sophie. E pensò: “OMMAMMA”. e subito dopo “ci vorrebbe un fidanzato”. E poi “ma anche no”. E alla prima occasione si fiondò nello show room milanese della nuova intrigantissima casa di produzione . Provò tutto (tutto quello in cui entrava). Fece qualche domanda in tema con il profilo della sua portatrice -ma fuori target dette da Wum- e tornò a casa con entrambe (sia Sarah che Sophie: sarebbe stata un’ingiustizia lasciarne una delle due).
Arrivata a casa, Wum entrò in camera.
Accese la luce arancio. Una piccola lampada bene augurante posta dietro il Buddha in arenaria.
Scartò le ragazze. E aprì il secondo cassetto.
I bustier del primo cassetto urlarono:“noooooo ti prego nooooo” dicendo “non là sotto, vieni qui, qui, mettile qui!!!”.
Ma Wum – che aveva un ordine tutto suo di sistemare gli arredi- fece spazio fra le scatoline e infilò Sarah e Sophie nel secondo cassetto.
Il completo francese a quadrettini azzurri arrossì e si nascose dietro le olandesine di pizzo grigie.
L’armata LA PERLA si scandalizzò, sbuffando.
I push up D&G – pronti alla sfida – gonfiarono i rinforzi e sollevarono i fiocchetti.
Ma fu il tanga di tulle rosso, quello con il campanellino dietro, a far sapere a Wum che Sophie e Sarah sarebbero state le benvenute:
-Ciao bambine. Io sono TRILLY.”
-Piacere Sarah
-Piacere, Sophie. Senti, Trilly, ma tu, da quanto abiti con lei?
-Mah, vi dirò, ragazze, sono qui da poco anch’io, arrivo dai saldi di agosto e prima di lei facevo la muffa in una bustina di plastica.
-ah si? E dimmi, com’è? C’è movimento o è tutto fumo e niente arrosto?
-…movimento?… poco, di quel tipo intendo. Non c’è nessuno qui per cui temere di finire in brandelli come il povero tanga blu dell’anno scorso(siamo ancora tutte sconvolte: è uscito una sera e non è mai più tornato!)
-quindi, scusa, fammi capire, ci compra e ci lascia qui a invecchiare?!
-macché invecchiare e invecchiare. Lei ci porta, eccome. Solo che più che altro ci porta daily, senza grosse aspettative.
- daily? Cosa intendi per daily?
-si, andiamo in ufficio, la accompagniamo a qualche pranzo di lavoro, viaggiamo molto, vediamo un sacco di autogrill, quelle cose lì.
(Sophie): non per mettere in dubbio la tua autorità, Trilly, ci mancherebbe altro, ma, secondo te, davvero Wum porterebbe una come me- mi hai visto bene- in ufficio?
-E come no, BeddaMia, come no?! Wum ti porterà in ufficio, eccome, aspetta e vedrai. E poi, scusa, che ne sai che non ci sia all’orizzonte qualche maschio alfa da anestetizzare al pronti via, o magari un Tboy last minute, o ancora qualche vecchia fiamma a cui dimostrare la fine dell’era perliana e l’inizio di quella… chi sei tu? come ti chiami? …
-Nasty diva, di nome, Divissima di cognome.
- ecco, appunto… dicevamo … la nasty era!
ecco: Sophie

9 commenti:

Isadora Drunken ha detto…
‘rcamiseria!

11 novembre 2010 12:40
WOMEN USERS MANUAL ha detto…
deep inside nasty wum.
(post all’insegna del sempre verde “apparecchia bene la tavola anche se non viene nessuno. a cena”.)
;)

11 novembre 2010 12:51
AkiraZhong ha detto…
@WuM da AkiraZhong
detto fatto chérie ;)

a dir poco fantastica!

11 novembre 2010 17:58
WOMEN USERS MANUAL ha detto…
fatto cosa, AkiraZhong?
wum è travestita da intelligentona, ma ha meno sinapsi di una gallina (vecchia, per giunta, di quelle che fan buon brodo).
la aiuti?
;)

11 novembre 2010 18:02
AkiraZhong ha detto…
of course, prima sei passata a trovarmi tu su Pink ed ho ricambiato volentieri l’invito :)

11 novembre 2010 18:51
WOMEN USERS MANUAL ha detto…
bella lei! e bello pink
… welcome on board…

11 novembre 2010 18:56
Fragolina Flambè ha detto…
A però, la nostra wummina…wummina è fantastico. quando avrò una figlia la chiamerò così!!!
… secondo te cosa succede se metto sarah e mi presento così a quel bradipo del mio compagno?

11 novembre 2010 19:40
Anonimo ha detto…
La mia compagna ha smesso di comprare biancheria sexy quando si è trasferita a casa mia. una volta era divertente.

Commercialista triste.

11 novembre 2010 20:02
WOMEN USERS MANUAL ha detto…
@fragolinaflambè: secondo me se ti metti sarah e ti presenti al legittimo consorte, ti conviene essere pronta a riscoprirne le furie dei tempi che furono…

@commercialista (triste lo ometto in quanto lapalissiano detto di un dott.comm.): e se invece di lamentarti e sbuffare, glieli comprassi tu, i completini sexy? eh? sarebbe mica un’idea? o ti occorre una circolare dell’ordine, per andare on line e ordinarne tre-quattro?
(ps. non è difficile, giuro. e nemmeno beccare la taglia. e se proprio ‘n gliela fai, chiedila a LEI. poi fai più uno per il pezzo sotto e meno uno per il sopra ;) )

11 novembre 2010 20:07

 

>WHAT WOMEN WANT


>

(TITOLO)
WHAT WOMEN WANT
cioè
Friedrich Hegel,  Francis Crick & James D.Watson,  Harry Callahan

(AUTORE)
 IL FIANCHEGGIATORE
Ho voluto mettere come titolo di questo brano gli ispiratori dello stesso.
Non sono un filosofo, anzi non ho mai studiato seriamente filosofia, nemmeno al liceo, e non sono neppure un biochimico (sorry… what exactly is “biochimica”?). Ma non ci vuole una laurea alla Sorbona per conoscere chi ha scritto la “Fenomenologia dello spirito”  e di cosa in essa si parli, pur ovviamente se per tratti MOLTO sommari; e non serve aver studiato al M.I.T. per conoscere il nome di chi ha vinto un Nobel disegnando la struttura del DNA.
Il cinema invece mi piace assai, e “dirty Harry” è uno di quei personaggi che non parlava molto, ma quello che diceva restava impresso a chiare lettere. E mi colpiva in particolare quando sentenziava “ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti”.
Fenomenologia, DNA e limiti… ecco di cosa parlo!
Per ultimo aggiungerei una sana ricerca o osservazione empirica, cosa che mi riesce ben più agevole essendo la verità e la razionalità due principi che mi ispirano e che cerco di seguire nel modo più rigoroso possibile.
Ora proviamo a prendere un pizzico di ogni ingrediente ed a infilare il tutto nel nostro shaker quotidiano. Ciò che ne esce è una serie di osservazioni sul comportamento ma soprattutto sui desideri del genere umano, di quello femminile, che è poi quello che mi interessa…

Cosa vogliono le donne?
Ritengo che l’archetipo di uomo desiderabile sia un bel mix tra il corpo di un modello, di quelli che vedi da Abercrombie, il fascino di Sean Connery, il cervello di Leonardo da Vinci, e l’affidabilità di una Toyota Corolla.
Desiderio, ahivoi irrealizzabile!


Si perché avrò un sacco di difetti, ma so riconoscere i limiti, miei e altrui. Poiché è certo che sia io, sia tutto ciò che mi sta intorno di limiti ne ha eccome. Ed ecco anche perché nel momento in cui opero una scelta so che essa ha dei limiti e mi rendo conto che può avere pregi e difetti. Tutto sta, credo, nel capire quali minus sei disposto ad accettare in funzione di ciò che vuoi avere. Perché mi sa tanto che nessuna scelta sia solo rose e viole… Quindi se voglio una compagna che mi faccia impazzire in ogni situazione, perfino durante un C.d.A., con il sesso, devo mettere in preventivo che essa non sia Maria Goretti reincarnata, anzi sia di fondo un po’ maiala, e quindi soggetta a tentazioni anche esogene al nostro rapporto. In soldoni, è assai probabile che mi metta un bel palco di corna con il primo ragazzo più bello o più ricco che incontra. Se esco con Paris Hilton, so che è possibile trovare su Youtube un filmino porno in cui recito, dopo qualche giorno.

Non fate quelle facce! Sono situazioni ipotetiche, l’ho detto che conosco i miei limiti! E ancora, non fate quelle facce! E’ una questione di probabilità. Alta quando dico che la mia donna se maiala può uscire con uno più bello e più ricco, bassa quando si parla di quella svampitella  troietta biondina multimiliardaria. Ma pur sempre probabilità.

Ora le lettrici saranno assai incazzate con lo scrivente, ma io ritengo che se una donna è un po’ maiala lo è con tutti, non solo con me, perché è il suo DNA che le dice di essere maiala. Se una è infedele una volta, è assai possibile che lo sia di default e non una tantum, se una è attratta dal potere è più probabile risponda al nome di Nicole Minetti (se per caso stai leggendo e sei Nicole Minetti, non volermene… sono tue dichiarazioni) invece che di Madre Teresa.

Uno dei miei mantra è: “non uscirei mai con una che lascia il proprio uomo per me. Perché? Potrebbe rifarlo!”
So già che il popolo femminile sta pensando che queste sono tutte – tranne quella della Minetti -  cazzate. Il gineceo al gran completo è assai più virtuoso e queste cose non le fa. E forse è vero.

Esso è, per la gran maggioranza, migliore di così, e certi comportamenti non sa cosa siano. Forse sono solo molto sfigato e tra i miliardi di femmine che vivono sul nostro pianeta io ha avuto la rogna di incontrare solo quelle che si comportano nei modi appena descritti.
Io non credo molto alla statistica. Credo di più alle scienze empiriche, e le mie osservazioni sono quindi reali, non frutto di astrusi costrutti matematici dimostrabili solo per assurdo. Posso però accettare il fatto contrario, ovvero di aver incontrato solo quelle persone che fanno parte delle categorie residuali, quelle che inificiano la veridicità di un’affermazione. Può essere. La mia scarsa conoscenza dell’universo femminile – essendo uomo sono a svariati anni-luce dal comprendere la mente donna – può portarmi a conclusioni errate.

Ma tali conclusioni sono corrette per quanto riguarda la situazione opposta.
Cioè, i comportamenti dell’uomo verso le donne sono piuttosto radicati e standardizzati. Il limite tutt’al più sta nel fatto che se uno ha un’attitudine la metterà in pratica sempre, e spesso a prescindere della persona che si trova di fronte. Il vostro uomo l’avete scelto per la sua pacatezza? Non incazzatevi se non vi propone ogni sera sesso facendo bunjee jumping ma a volte si accontenta della routine a letto. Se siete attratte dal “bello dannato e maledetto” che magari ha avuto pure una vita complicata con qualche periodo al gabbio, ricordate che la sua peculiarità è quella di una vita pericolosa, in cui può essere frequente aver a che fare con le forze dell’ordine; la settimana cippa-lippa & amoruccio in beauty farm a farsi sommergere dal fieno non fa per lui. 

Se vi innamorate di un pilota, è difficile che lui vada a spasso con un’utilitaria e che quando ha fretta rispetti i limiti di velocità. O ancora se vi piace il superpalestrato, maniaco del suo fisico in ogni dettaglio, è possibile che vi freghi la tessera per la ceretta dall’estetista, o la dieta supermacrobiotica a zone, o se siete particolarmente sfigate magari pure un amico (…). Ognuno ha le sue peculiarità che non possono essere mutate, pena l’eventualità che poi il vostro uomo non vi piaccia più perché “non è più quello di un tempo”, e soprattutto esse sono tanto differenti quanto incompatibili l’una con l’altra.. Ecco perché dicevo che l’archetipo ideale non è realizzabile. Se uno è figo, lo sarà con tutte, ed essendo esposto alle attenzioni di tutte – in quanto figo – è molto difficile che sia anche fedele e attratto da una sola cosa bella. La saggezza popolare dice che chi vede vuole e che l’occasione fa l’uomo ladro. Esemplifico: se siete delle supergnocche e riuscite a concupire uno dei già citati modelli di Abercrombie, e facile che anche un’altra ragazza bella quanto o più di voi, faccia la stessa cosa il giorno successivo, e il modello, poiché dotato di un corpo atto al femminil  sollazzo, si spacchi in due per sollazzare appunto anche l’altra. La peculiarità del figo è quella, non è la fedeltà.

Apro una piccola parentesi ad uso e consumo di un paio di donne che ho conosciuto: per aver le attenzioni di uno di questi modelli BISOGNA essere molto fighe. In senso assoluto, non relativo. Chiarifico ulteriormente: se io dico che siete delle bellissime ragazze è inteso che lo siete dal mio punto di vista. Che è relativo. Ciò non fa di voi delle cesse, anzi, ma è ovvio che vi ridimensiona rispetto a Gisele Bundchen. Funziona nello stesso modo quando voi dite che io sono un bel ragazzo: lo so che è relativo. Anche perché voi, non essendo né Eva Herzigova né Charlize Theron, siete abituate a vedere gente comune, tra la quale io posso anche apparire carino. Se mi trasferite nell’harem di una delle succitate personagge è chiaro che faccio la figura di una caccola. Quindi per far colpo sui modelli di Abercrombie bisogna essere molto belle per i loro standard, che sono un (bel) po’ più alti del mio e  di quello del 98,3% delle persone che conoscete.

Il principe azzurro con bianco destriero solo nei film – anzi solo in quel film – si innamora di una puttana di Hollywood boulevard. Però voi volete quello. E lo volete proprio Azzurro con cavallo bianco questo Principe. Se è un po’ sbiadito o un po’ più cupo, o se il cavallo è un ronzino grigio, proprio non lo cagate. Anche se lui per voi si smazzerebbe che so, il viaggio in un ospedale a 120 km da casa solo per accompagnarvi a ritirare le vostre analisi del sangue e aver la possibilità di passare qualche momento con voi (hai capito cara “amica” mia? N.d.A.)

Però voi continuate a volerlo Principe ed Azzurro e non guardate altrove. 
Sognare va bene, lo fanno tutti, ma quel sogno lo hanno già fatto altre. Siate originali: nell’originalità spesso si trova soddisfazione.

>PUBBLICITÀ INGANNEVOLE


>



Che tu sia gazzella o tritone, allo start-up di ogni new-co-relation, i partner ti sembran sempre perfetti e ti dici “certo che un Adelmo(o un’Isotta) così non pensavo esistesse, non su questo pianeta per lo meno”.
… Dicono cose interessanti, svelano dettagli accattivanti e politically correct. Sono smart, sono clever, sono easy ma chic e sono dannatamente affascinanti.
Di loro sai poco. E quel poco che sai ti piace tutto.
Poi.
Ci esci ancora.
E ancora. E magari ancora.
E sera dopo sera, com’è come non é, iniziano a piacerti un po’ meno…

Li ascolti, li guardi, li osservi e ti vien su il sopracciglio mentre ti chiedi “maPerché?”.

Semplice.
Perché nell’incipit di ogni relazione, l’ 80 % dei bipedi – umani, umanoidi, gallinacei e altri volatili in genere (oltre alla Pimpa che secondo il mio nano é un bipede a tutti gli effetti) – non parla affatto di sé, ma da voce alle proprie proiezioni.
…Come dire: “col cavolo che ti racconto chi sono sul serio.”
Il problema, quello alla fonte del 90% dei misunderstanding relazionali, é che mentre l’80% si ridisegna piallando le proprie turbe, photoshoppando il 96,4% delle zone d’ombra, gonfiando il gonfiabile e bufalando il bufalabile,  il  restante 20% del pianeta, credendo che sia normale essere spontanei, si smutanda sul serio e prende per buono/oro colato quello che si sente raccontare.
Se la verità è: “non ho ancora trovato una in grado di farmi davvero perdere la testa e se l’ho trovata non è andata bene comunque”, LA MINORANZA SMUTANDATA SVELA: “sono single perché sono un po’ stronzo, no dai, non diciamo stronzo, però esigente e al MALEACCOMPAGNATO preferisco il MEGLIOSOLO”.
LA MASSA di BUFALATORI, invece di raccontare tutta la verità e nient’altro che la verità, ci infila una ritoccatina qui e una lì, e due tonnellate o tre di polvere mitizzante per guarnire: il Traditore seriale – sgamato e mollato dalla moglie –  si ripropone come Tradito (“ho cominciato a tradirla 1 anno dopo il matrimonio, ma sapessi come ci son rimasto male quando l’ho cuccata a flirtare online”), Abbandonato e taaanto bisognoso d’affetto. La Fanta-Iena- più acida di un belgioioso e premurosa come un cobra- si disegna tenera, materna e pronta a prendersi cura di te.
E mentre i Revisionisti si gonfiano d’orgoglio nel sentirsi (da sé medesimi) raccontarsi con cotanta arguzia, gli Smutandati s’infilano nella trappola a piè pari, salvo poi ricredersi una volta aperti gli occhi, giusto in tempo per venire tacciati d’assoluta incoerenza.
ma ccome? Ti ho detto che sono nata con le meches, il carattere di Madre Teresa e son cresciuta a pane e Orsoline e tu te ne salti fuori che ho la ricrescita, impreco come uno scaricatore ai semafori e taglio la strada alle vecchiette?…ingrato! Con tutta la fatica che ho fatto per piacerti…”
E quindi? Come la mettiamo?

Bah.
Si potrebbe tentare di non esagerare con la pialla, per esempio.
 Di non andarci pesante con i ritocchi.
…sì ok, lo so che non si può dire tutto-tutto subito, ma tra il non dire T.T.S.  e il reinventarsi di sana pianta ci sarà pure una via di mezzo, no?

E ricordarsi magari che un super spot (di quelli ben studiati e dannatamente lontani dalla realtà) magari alza i volumi dei nuovi clienti, ma non ne permette la fidelizzazione.
Se compri un prosciutto promosso come super soffice e scartandolo la prima volta ti accorgi che è duro come il marmo, che il colore che vedevi era quello del cellophane per alimenti e che sa di carta-forno salata, col piffero che lo ricompri di nuovo.
E –on the other hand – tocca anche farsi un pochino furbi, alle volte. Tipo che se compri un detersivo che promette prima di entrare da solo in lavatrice e poi anche di convincere i capi colorati ad uscire dal cestello dei bianchi, forse-forse è meglio che tu smetta di mangiare pane e naif per colazione,  scenda da Pandora e ritorni qui con noi, su questo pianeta, no?
Ciò detto, la pubblicità è ingannevole. Per default. E quella comparativa non funziona. Ma esiste. E tocca farci i conti, come con un paio di altre cosette in questo mondo popolato da 5 miliardi di ladri di polli e 1 di gallinacei.

E come direbbero nelle lande di PU (pesaro-furbino): ‘at salut.

>DONNE IN PALESTRA


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RANNIN’ AND GINNING

C’è quella che trotterella sulle punte, piano piano per non far rumore, tutta in avanti quasi contro il manubrio.
Quella che zompetta, guardandosi in giro, e non vede l’ora che qualcuno le parli per staccare l’ipod e smetterla di fare finta di correre.
Quella che invece sembra voglia lasciare dei solchi sulla gomma e ansima come se stesse per avere un orgasmo di magnitudo sette (Richter).
C’è quella che passa un’ora sul materassino  e in tutto farà si e no due dozzine di addominali. 
E quella che in palestra invece ci vive per due ore e mezza al dì. Minimo.  
FESCION
C’è quella attrezzatissima e super tecnica  e a prima vista la scambi per una dello staff e poi la vedi salire sulla bici e pedalare ad una velocità da perpetua di periferia.
E anche quella con la tuta con i buchi, un calzino blu e uno grigio e una maglietta tanto over che potrebbe ospitare oltre alle sue anche le tette di pamela Anderson.
C’è la vamp.  Inguainata in tutine così aderenti che se non fossero grigie passerebbero per latex. Truccata da gran soiree e con le pettinatissime chiome sciolte. 
C’è la Pandorina sovrappeso con otto strati di maglie magline e magliette addosso posizionate a parziale copertura dei kg di troppo, con l’occhio basso e la fronte madida, spesso sulla bici, che sul tapis c’è troppa roba che ballonzola di qua e di là e si vergogna.
E l’acciuga secca, stile “mi hanno mangiato le termiti”,  che galoppa come se fosse inseguita da una muta di rotweiler inferociti (e non sa che se filasse al mc donald’s nuocerebbe magari male al di lei fegato, ma di sicuro farebbe un gran piacere alla vista del resto dell’umanità).
DOCCING E AFFINING
Ma è negli spogliatoi, là dove l’occhio dei miei lettori maschi non entra, che si scatena la fantasia di Wum. 
Già, negli spogliatoi. 
Dove capita di assistere alle evoluzioni di MariaRosa-la-Vergognosa, che pur di non mostrare un cm di nudità s’infila i jeans sotto l’accappatoio e il reggiseno nell’armadietto. 
Dove succede di dover presenziare al porno-show di Melina-la-Velina con poppe in plexiglas che – rigorosamente nuda come un verme e in front of the mirror – si spalma una tanica di olio Johnson (noooo, mica dopo la doccia e prima di rivestirsi, macché!  bensì PRIMA della sessione di abbordaggio  in sala pesi, giusto perché l’effetto oliva sotto’olio dicono che tiri da paura). 
O di dover vedere una Belarda che potrebbe essere tua madre, e pure tua nonna, infilarsi dentro tanga da professionista russa del bondage (brutte scene, alle volte, davvero).
E poi ci sono loro, le più stronze, le meno raccomandabili al di là della porta con la figurina ingonnellata: le latifondiste della panca, quelle che occupano con il loro treno di vuitton tutta la superficie disponibile sulla panca fronte armadietto e ti rendono disagevole (nonchè irritante) il rito della spoliazione e della vestizione. 
E fan pure con calma. 
Tu le guardi, con il tuo borsone sgarruppato in una mano, l’accappatoio con lo shampoo in una tasca e il doccia schiuma nell’altra, e le infradito sotto il braccio e loro (baah…) come niente fosse – dopo un’occhiata a soppracciglia sollevate – ritornano beate alle proprie faccende.
Se poi ti azzardi a sussurrare uno “scusa posso?” facendo con l’occhio segno al micro-spazio che vorresti occupare pure tu, hanno la faccia tosta di sbuffare!
“un aaaaaattiiiimoooo”
(un attimo? ma io tra un attimo ti strozzo, se vai avanti così. Che c’è anche chi ha una vita oltre quella porta sai? perché se non ti levi al tre-due-uno, il treno di luigi te lo ritrovi equamente sparpagliato su tutte le piastrelle delle docce, ciccina.)

>QUANDO LEI È PIÙ GRANDE (piccoli ToyBoy crescono)


>



… Le cose da fare quando lei è più grande?

(by the way, 
sono anche quelle da fare quando lei è più piccola, 
quando non lo è (ma va in giro come se lo fosse), quando ha la tua stessa età 
e quando un’età ha smesso di averla dopo il bacio in fronte)





1. Non trattarla come fosse più grande.
TRATTARLA COME UNA GRANDE EQUIVALE A FARLA SENTIRE VECCHIA.
E in barba alla panzana della gallina e del brodo, non ce n’è una – dico una -che ami sentirsi un pezzo vintage.
Che sia più grande lo sai tu, lo sa lei (fin troppo bene) e lo sanno tutte le sue amiche – equamente suddivise fra un buon 65% che dice “maddai maccosa ci fai” ed il restante 50% (wum è una bomba con la matematica!) del “wow sei tutte noooi”. Per inciso, sommatorie a parte, quelle del uau sei tutte noi, pesan di più, ma solo un filo.
Quindi niente occhioni sgranati e oooh e maaadaaaai quando lei snocciola la sua expertise, e niente, ma proprio zero, zerbinismo da pseudo-senso-d’inferiorità latente. Niente confronti con le shampiste e altrettanto niente commemorazioni della tua prima nave scuola del club valtur di Italia ’90.

2 (a). Non venderti per quello che non sei.
Se fai il serioso, tutto impostato e impomatato, tanto ti sgama uguale e- avendo l’occhio lungo-  ti sgama pure subito. Ti conviene la versione au nature. Che tra le altre cose, oltre a non farti fare la figura del pirla, ha il vantaggio di essere una versione facilmente replicabile. E ti evita di doverti segnare sull’Iphone cosa le hai detto che facevi e quelle robe lì. Tipo che se a 31 anni sei invischiato in uno stage da 4, non è il caso di raccontarle che è solo un lavoro sotto copertura e che in realtà sei l’alter ego del ceo in incognito (tanto linkedin ce l’ha anche lei e come minimo -ancora prima di darti il numero del cell aveva già fatto nome cognome in google!).

2(B). Non giocare all’uomo vissuto.
Nemmeno se hai due matrimoni falliti alle spalle (succede), nemmeno se negli ultimi otto anni hai cambiato continente sette volte (a meno che tu non sia un agente del MI6 o un ex ballerina di lap dance convertita di recente al pisellismo).
Non farlo. E se ti chiedi perché, torna al punto uno. Il che equivale a dirti che se lei vede te come uomo vissuto, nella migliore delle ipotesi si sentirà presa per le tasche posteriori dei diesel. Nella peggiore, invece, penserà: “e io cosa facevo mentre tu vivevi le tue ultime 15 vite, a parte una tesi che non ha letto nessuno, un’estate a Formentera, la spesa on line e qualche sessione su yoox?).

3. NON fare il TOYBOY.
Se non vuoi fare il T.B. (alias COIN OPERATED BOY, ma non quello delle Dresden Dolls, che ha tutto un suo perché), non comportarti come tale.
Cosa?
“come si comporta un TB?” chiedi?
Beh.
Semplice.
 Il TB (modello base, poi ci sono le varianti super accessoriate della linea friendly fckrs) è uno che difficilmente passa il primo plug&play, molto spesso non supera il secondo e molto moolto raramente – anzi diciamo pure mai- raggiunge il terzo.

… uno di quelli con i quali lei magari ci sta, magari perché una sera ha l’ego anoressico e magari perché ora come ora basta poco per riempirne le credenze,  magari solo perché le va-ecco-perché, o  uno vestito da“magari chissà”, ma… ma niente, non ce n’è. Non attacca. E vabbè pazienza.

Uno di quelli che han poco da dire, pur parlando un casino, o che dicono cose che lei non ha voglia di ascoltare, o –ancora- uno di quelli che dopo una passionalissima sessione notturna fanno i fighi e non richiamano per enne giorni (salvo poi attaccarsi al tastino verde quando si rendono conto che lei non risponde!). Il Tboy è infatti uno – lo dice il label- che copula (facendo dei numeri da circo per arrivare in meta) e poi sparisce. Usa paroline a vanvera come “tesoruccio” e “amorino”, ma poi non si fa sentire per giorni e quando lo fa si aspetta pure che lei risponda facendo i salti di gioia come i bulgari per ri-uscire con lui.

E soprattutto, il TB è uno che aspetta. 
Seduto sul divano all’happy hour più che sulla riva del fiume. E aspetta che lei chiami, e compaia. Non prende l’iniziativa. Non la chiama. Non le scrive. Non la cerca. Sta semplicemente lì. In stand by. Convinto, dopo una o due rotolatine, di essere entrato nel server e di avere diritto ad un down load ogni tanto. Quando poi chiama dice cose come “ti stavo chiamando io” (eccerto!). e “mi sei mancata un casino” (ennonsidirebbe..).

poi…sappiate che qui si fa di tutta l’erba un fascio.
non si sottilizza (soprattutto sulle sottilette).

tenete conto che Wum non ha la faccia da predicatrice,  i suoi lettori fanno parte di una setta (per quanto stiano giungendo voci di una piccola congregazione segreta in fase di costituzione!).
quindi.
quindi niente.
… gigioneggiamo un po’.
raccogliamo gli spunti delle lettrici e dei lettori (in incredibile trend di crescita: Wow!!)
e non abbiamo la pretesa di insegnare niente a nessuno.
e se poi, per sbaglio, qualcuno capitasse qui e dovesse prender per buone le sfruculiate dei post, beh. lo sapete, no? …    negheremmo qualsiasi responsabilità!